Thomas Frank non è più l’allenatore del Tottenham. Il club londinese ha deciso di esonerare il tecnico danese dopo appena otto mesi di una gestione che si è rivelata un completo fallimento, caratterizzata da prestazioni deludenti e dalla costante ostilità dei tifosi.

La scommessa di Frank di lasciare la stabilità del Brentford per abbracciare il caos degli Spurs si è trasformata in un incubo. Il 50enne aveva costruito la sua reputazione portando le Bees in Premier League e mantenendole nella massima serie per quattro stagioni consecutive, ma l’ambiente del Tottenham si è rivelato troppo diverso e pressante per le sue capacità.
L’eredità pesante di Postecoglou
Frank aveva ereditato una squadra che nella scorsa stagione aveva chiuso al 17° posto in Premier League, perdendo ben 22 partite. Nonostante la vittoria dell’Europa League – il primo trofeo degli Spurs in 17 anni – nemmeno questo successo era bastato a salvare il predecessore Ange Postecoglou dall’esonero.
Il tecnico danese si è trovato catapultato in un ambiente ad alta tensione, lontano dalla struttura solida che aveva trovato al Brentford con il proprietario Matthew Benham e il direttore sportivo Phil Giles. Al Tottenham, invece, ha dovuto confrontarsi con aspettative enormi e una pressione mediatica che non aveva mai sperimentato prima.

Sconfitte umilianti e mancanza di identità
La gestione Frank sarà ricordata principalmente per due sconfitte che hanno assunto proporzioni quasi leggendarie per la loro pochezza: la sconfitta casalinga per 1-0 contro il Chelsea e il disastroso 4-1 subito dall’Arsenal nel north London derby.
I numeri di queste partite raccontano una storia di impotenza offensiva raramente vista in Premier League: contro il Chelsea, il Tottenham ha prodotto appena 0.1 xG (expected goals) in casa propria, mentre contro l’Arsenal il dato è sceso addirittura a 0.07 xG, una delle prestazioni offensive più sterili della stagione.
Queste partite hanno evidenziato il principale problema della squadra di Frank: la totale mancanza di un’identità di gioco chiara. Il tecnico danese non è mai riuscito a imporre un sistema tattico riconoscibile, oscillando tra approcci contraddittori e, nei momenti cruciali, adottando una mentalità eccessivamente prudente.
La lista dei fallimenti al Tottenham
L’esonero di Frank lo inserisce in una lista sempre più lunga di allenatori che non sono riusciti a riportare stabilità agli Spurs. Dopo l’addio di Mauricio Pochettino nel 2019 – sei mesi dopo la finale di Champions League persa contro il Liverpool – il club ha bruciato tecnici di ogni tipo e caratura.

Nemmeno allenatori vincenti come José Mourinho e Antonio Conte sono riusciti nell’impresa, così come Nuno Espírito Santo prima di Postecoglou. Quest’ultimo, nonostante avesse riportato un trofeo europeo dopo 17 anni di attesa, non è sopravvissuto alle pressioni e alle aspettative del club.
Un ambiente tossico e insostenibile
Il periodo di Frank al Tottenham è stato caratterizzato da un’atmosfera di costante tossicità. I tifosi degli Spurs hanno deciso molto rapidamente che il danese non fosse l’uomo giusto per il lavoro, e questa ostilità si è manifestata in modo sempre più evidente nelle ultime settimane.
La pressione ha finito per consumare Frank, che nelle ultime apparizioni pubbliche appariva sempre più provato e scoraggiato. L’uomo che al Brentford era riuscito a creare un ambiente sereno e produttivo, al Tottenham si è trovato completamente fuori dalla sua zona di comfort.
Le sfide del calcio moderno
Il caso Frank-Tottenham evidenzia quanto sia difficile nel calcio moderno trasferire il successo da un contesto all’altro. Il tecnico danese aveva dimostrato le sue qualità in un ambiente protetto e strutturato come quello del Brentford, ma non è riuscito ad adattarsi alle dinamiche completamente diverse di un top club.
La vicenda solleva anche interrogativi sulla gestione del Tottenham, club che da anni fatica a trovare una direzione chiara e che sembra bruciare allenatori a un ritmo insostenibile. La cultura del club appare profondamente compromessa, e nemmeno la vittoria di un trofeo europeo sembra essere sufficiente a garantire stabilità.
Per Frank, ora si apre un periodo di riflessione dopo quella che rappresenta indubbiamente la prima grande battuta d’arresto della sua carriera. Il danese dovrà ripartire da zero, forte dell’esperienza accumulata ma consapevole che il salto verso i grandi club richiede qualità e capacità di adattamento che evidentemente non possedeva ancora.

