L’European football balance rappresenta oggi una delle sfide più complesse del calcio continentale. Il Ludogorets ha conquistato il quattordicesimo titolo bulgaro consecutivo la scorsa estate, avvicinandosi al record mondiale detenuto dal Tafea di Vanuatu. Tuttavia, il club più dominante d’Europa non partecipa alla Champions League da un decennio.

Il paradosso dell’European football balance moderno
Il paradosso del Ludogorets evidenzia perfettamente gli squilibri attuali. Infatti, il club bulgaro risulta troppo forte per il campionato domestico ma insufficiente per competere con l’élite europea. Questo scenario riflette una disparità crescente nell’ecosistema calcistico continentale.
La Champions League, nata nel 1992 per i campioni nazionali, quest’anno vanta sei squadre inglesi, cinque spagnole e quattro ciascuna da Italia e Germania. Di conseguenza, quattro nazioni rappresentano oltre la metà delle 36 squadre della fase campionato.
L’evoluzione economica e l’European football balance
I diritti televisivi UEFA sono cresciuti da 500 milioni di sterline nel 2003-04 a 2,8 miliardi nel 2023-24. Inoltre, il nuovo ciclo dal 2027 dovrebbe generare oltre 4 miliardi. Tuttavia, questa crescita economica ha ristretto il numero di potenziali vincitori.
Negli ultimi 15 anni, solo Bayern Monaco e Paris Saint-Germain hanno interrotto il monopolio di club inglesi e spagnoli. In particolare, una squadra italiana non vince la competizione dal 2010. Pertanto, vedere ex campioni come Marsiglia, Ajax o Porto trionfare nel prossimo futuro sarebbe sorprendente.

Le conseguenze sulla competitività europea
La riforma della competizione ha permesso a più club di partecipare e giocare più partite. Tuttavia, l’European football balance rimane compromesso. Alex Muzio, presidente dell’Unione dei Club Europei, sottolinea come la situazione attuale non fosse prevista nel 1992.
L’Ajax nel 2019 rappresenta l’ultimo club fuori dalle top 5 leghe a raggiungere le semifinali negli ultimi vent’anni. Di conseguenza, nelle ultime quattro stagioni, solo il Benfica è riuscito a raggiungere i quarti di finale.
Il caso francese e la prevedibilità
La Ligue 1 esemplifica i rischi della prevedibilità. Il PSG punta al dodicesimo titolo in 14 anni, creando uno scenario monotono per i tifosi. Inoltre, il campionato francese affronta sfide nei diritti televisivi, trasmettendo le partite su un canale proprio in un accordo diretto con i consumatori.
Questa situazione avvicina la Ligue 1 più all’Eredivisie olandese che alla Serie A. Tuttavia, anche le altre top leghe mostrano segni di stagnazione. La Francia, nonostante un vivaio di talenti profondo, avrà solo un rappresentante negli ottavi di Champions League.

Implicazioni per l’European football balance futuro
L’attuale scenario solleva interrogativi fondamentali sulla sostenibilità del sistema. Infatti, la concentrazione di successi nelle mani di pochi club delle top leghe minaccia l’interesse generale per le competizioni europee. Inoltre, club storici rischiano di perdere rilevanza internazionale.
La UEFA deve bilanciare gli interessi commerciali con la necessità di mantenere competitività e imprevedibilità. Pertanto, riforme future dovranno considerare meccanismi per redistribuire le opportunità di successo.
Prospettive per i club minori
L’European football balance richiede soluzioni innovative per permettere ai club delle leghe minori di competere efficacemente. Tuttavia, la crescita esponenziale dei ricavi televisivi delle top 5 leghe rende sempre più difficile colmare il divario economico.
Il caso del Bodo/Glimt, debuttante che ha battuto Manchester City e Atletico Madrid, dimostra che sorprese rimangono possibili. Tuttavia, questi episodi isolati non modificano la tendenza generale verso la concentrazione del potere calcistico.
L’European football balance rappresenta quindi una sfida cruciale per il futuro del calcio europeo. La ricerca di equilibrio tra sostenibilità economica e competitività sportiva determinerà l’evoluzione delle competizioni continentali nei prossimi anni.

